18 luglio 2011 Racconto inserito in: Europa
Benvenuti nel Grande Regno dei Khmer - di QualityTeam

Forte spiritualità, spiagge deserte, fiumi impetuosi, foreste sperdute, ma soprattutto i magici templi di Angkor che sanno destare solo stupore e ammirazione. Angkor Wat, la principale attrazione turistica della Cambogia, è il vero cuore spirituale e culturale della nazione. Più di cento i templi eretti ad Angkor tra il 9° e 13° secolo durante l’impero dei Khmer, che nel 15° vennero abbandonati insieme alla città e che oggi è possibile visitare in uno scenario incantato, caratterizzato da alberi secolari che con le loro gigantesche radici hanno avvolto i templi e i loro misteri.
MISTRAL TOUR Quality Group popone il “Gran Tour della Cambogia” 9 giorni con partenza da Roma il 14 agosto. Il pacchetto include il volo intercontinentale con Cathay Pacific, visite ed escursioni in tour di gruppo con guida parlante italiano, sistemazioni in hotel 4* o similari, quote a partire da euro 1.960 pp
Il viaggio inizia con la visita della Capitale Phnom Penh, edifici in stile coloniale fanno da attraente sfondo ai frequentatissimi caffè della zona lungo il fiume e ancora la spettacolare Pagoda d’argento, testimonianza della genialità e della ricchezza della cultura khmer. Si prosegue per Battambang, la seconda città più grande della Cambogia elegante e ricca di prestigiosi edifici coloniali, numerosi negozi francesi, antichi e pieni di fascino, che si affacciano sul tratto lungo il fiume.
Il viaggio prosegue attraversando infiniti spazi di immense risaie disseminate di isolati casolari. Arrivo a Siem Reap, visita del grandioso parco archeologico di Angkor che si estende su una superficie di 25 chilometri per 16: stupenda testimonianza del genio creativo dell’uomo nel campo dell’urbanistica, dell’architettura e delle arti plastiche.
Il viaggio si conclude ritornando nuovamente a Phnom Penh, prima sosta nel sito in cui agli inizi del IX secolo venne edificata la capitale pre-angkoriana di Hariharalaya e al tempio di Kuk Nokor del XII secolo, conservato con immensa devozione dalla comunità di monaci e contadini che intorno vi ha costruito un monastero buddhista e le scuole per tutti i bambini della zona

Richiedete nelle migliori agenzie il programma dettagliato di Mistral.

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08 giugno 2011 Racconto inserito in: Asia
Un viaggio chiamato sogno:India & Nepal - di Faby

Metterò in questo spazio un angolo di cuore.
Qui troverete la descrizione di un sogno perchè questo viaggio è
stato per me qualcosa che mi ha cambiato la vita.
Ma non perchè questi paesi ti cambiano “spiritualmente” e ti
fanno arrovellare tra 1000 pensieri filosofici.
L’India ti sconvolge,ti fa innamorare.
Ed io ora mi sento davvero una stupida innamorata che quando ripensa ai colori,ai suoni,ai profumi..mi vengono le farfalle nello stomaco.
Non ridete ma l’India mi manca e mi viene un nodo in gola se penso a questo meraviglioso posto nel mondo..
Non c’è nessun altro posto al mondo che potrà mai emozionarmi e penetrarmi nelle viscere…
I sorrisi delle donne nepalesi,questo continuo movimento di gente che ha sempre qualcosa da fare(ma cosa??).
Donne bellissime o anziane con la pelle segnata e rugata dal sole e dal lavoro, avvolte da sahri coloratissimi o le scimmiette che sgranocchiano carote per  le strade di katmandu.
E ho ancora nel naso e in gola l’odore acre delle pire che bruciano incessantemente cadaveri o dei santoni che in occasione del 1 Marzo per un loro raduto fumano  erba e chissà cos’altro.
Ho fatto circa 3000 foto,ho comprato souvenirs per la casa e decine di braccialetti e collane e spezie..ma non basta.
A chi ha letto fin qui,a chi solo per un attimo ha condiviso il mio sogno,auguro almeno una volta  nella vita di vedere l’India .
E a me stessa auguro di poterci tornare presto.

Veniamo al viaggio.

Partenza dall’Italia e arrivo a Delhi con visita panoramica della città,
sosta al Gate of India e giro non previsto dal tour,con gentile concessione delle guide della Moschea del venerdì.

Eravamo vari gruppi accorpati,il mio giro non lo prevedeva a differenza degli altri ed è stato un bellissimo fuori programma.

Unica nota stonata..all’entrata vengono date delle tuniche TROPPO

colorate ai turisti,sia uomini sia donne.. per non farli passare inosservati..boh!!

Seconda tappa Jaipur: tempo splendido,città splendida,un pullulare di colori,suoni….Abbiamo visitato il Forte di Amber…salendo con gli elefanti e con dei ragazzi sofferenti per il peso dei passeggeri…

La città è questa nella foto:

per attraversare abbiamo dovuto creare un cordone con tutti i membri del gruppo di viaggio perchè NON SI FERMAVANO PER FARCI PASSARE.

Totale anarchia,dalle auto,ai risciò,alle mucche e le moto,loro vanno..e tu se riesci..passi!!!

Palazzo dei venti,questa foto l’ho fatta in frettisima perche alle mie spalle c’è un negozietto di souvernirs ed in 5 minuti(le guide avevano furia) ho comprato tutto quello che avevo davanti.

Abhaneri:

in questo villaggio c’è qualcosa di unico,un pozzo-palazzo:invece di svilupparsi verso l’alto,il palazzo va verso il basso.In realtà in India ci sono anche altri palazzi come questo,ma il fascino del villaggio di Abhaneri è racchiuso anche in una piccola scuola che si sviluppa su 2 piani e la cosa più bella è stata l’educazione,il silenzio e l’ammirazione con cui le bambine mi hanno guardato.Chissà cosa hanno pensato di me..

Guardate questi visi,i sorrisi,seduti per terra a studiare su libri usati e quaderni già scritti..eppure sono serene e quasi lusingate dalla nostra presenza….è stato bellissimo perchè davanti la scuola c’era un negozio che vendeva TUTTO,dalle caramelle,agli abiti e abbiamo comprato tutte
le penne che aveva e le abbiamo date al maestro della scuola perchè le distribuisse ai ragazzi…il minimo da fare!

Questo scorcio che vedete è solo una struttura della grande città abbandonata di    Fatehpur Sikri costruita dal più grande imperatore della dinastia Moghul:Akbar.

23 Febbraio..il  mio compleanno..la tappa è…rullo di tamburi…. AGRA.

Se ci sono parole da dire vi chiedo di aiutarmi a trovarle!!
Nonostante fossi lì a poche metri sembrava tutto sospeso nel vuoto…la nebbiolina di prima mattina rendeva tutto più magico e fatato.Questo giorno sarà tra i più belli della mia vita…

Orcha:

si soggiorna in una struttura molto spartana ma carina.Il paese è a pochi passi e alle prime luci dell’alba siamo andati
in riva al fiume a vedere i riti di purificazione.Bellissima esperienza perchè non da programma ma consigliata dalla guida ed
ovviamente io sono stata la prima ad uscire dall’albergo per non perdere neanche un attimo di questo viaggio.

Khajuraho..dopo una giornata a letto per una pausa non voluta da noi(io ed il mio fidanzato)…al mattino,mentre il gruppo ancora
dormiva,un risciò  ha portati a visitare questo splendido complesso.E’ una piccola oasi che non ci aspetta di trovare perchè il complesso è contenuto in un grande giardino curatissimo e data l’ora (7.30 del mattini) i turisti erano pochissimi .Sculture erotiche a sfare ma vi garantisco che non è quello che colpisce..quello che scolvolge è che noi occidentali abbiamo una visione un pò troppo egocentrice della cultura…questi complessi non hanno niente da inviare ai monumenti della nostra Italia..io li trovo splendidi…magici.

Varanasi..apoteosi del bello,del caos,del mistico.Varanasi è da vedere.Nessuna persona può descriverla
e nessuna guida sarà in grado di parlarne abbastanza.Questa foto è fatta al tramonto.Penso di non aver mai visto tanta gente
nella mia vita.
La stessa strada che la sera prima era il centro del mondo indiano,al mattino era percorsa solo da qualche lavoratore mattiniero.
Silenzio assoluto,calma,è il momento delle offerte al sole nascente..

Questa è l’essenza dell’induismo,qui c’è il senso della vita di ogni indiano che almeno una volta nella vita deve recarsi a Varanasi.eppure sembra che siano lì solo per noi.Io li ringrazio per quello che queste persone non sanno di avermi dato!!!

Ciliegina sulla golosissima torta è il Nepal.Gli ultimi 4 giorni sono stati più lenti come ritmo anche se
le tappe da vedere sono state tante.

Questi sono i santoni che ogni anno per il 1 Marzo si radunano per le strade di Kathmandu per fumare e pregare.In pratica loro passano tutto l’anno
come eremiti e SOLO per quel giorno hanno possibilità di fare bagordi..

Visita del villaggio di Patan,antica capitale del regno.

Con la fortuna sempre dalla nostra il giorno di visita a Bhadgaon si svolgeva una manifestazione per la pace.

Un corte lunghissimo di donne,uomini e bambini che in silenzio hanno attraversato le vie del villaggio.

Questa sono io…non pensate che sia un posto magnifico?

Abbiamo fatto ore e ore di percorso in bus su strade impercorribili,abbiamo respirato polvere e visto tanta povertà ma questi posti sono angoli di paradiso..del nostro o del loro..non mi importa…qui nell’aria c’è magia.

….uno scorcio di  Bhadgaon ….

… e per finire un sorriso,per me il più bello del mondo. Questa gente è bella dentro,è serena,vive con poco.

Abbiamo parlato con le donne nepalesi senza capirci e abbiamo contrattato per decine di minuti per pochi centesimi.

Questo viaggio mi ha reso migliore…perchè nella vita si può essere felici con poco..ho visto indiani e nepalesi soddisfatti delle loro vite…e noi corriamo e rincorriamo sempre qualcosa che non abbiamo… Io adesso nella mia vita mi fermo un pò..ho ancora tante foto da gustarmi sul divano…

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27 aprile 2011 Racconto inserito in: Asia
Cina - di vale69

 

Certo la via della seta… chi non ha mai sognato leggendo il milione, forse adesso Marco Polo non la riconoscerebbe più, ma il fascino rimane, non ci sono più le biciclette ora solo scooter eletrrici ma a migliaia, non c’è più l’imperatore ma la presenza aleggia ancora nella città proibita, sulla muraglia nel palazzo d’estate e nel tempio del cielo ma un po’ ovunque.

La cina corre e i cinesi corrono anche di più sono formiche sempre a lavoro ma con tanta voglia di imparare e di migliorarsi anche se purtroppo a volte distruggono la loro storia per apparire moderni.

Sarà l’esotico, sarà il viaggio di nozze, sarà essere lontano dal lavoro, dal cellulare ma mi sono sentita come Marco Polo alla scoperta di nuovi mondi affascinanti ed esotici.

Valentina

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16 febbraio 2011 Racconto inserito in: America Centrale
CUBA - di G.CARLOT

NATALE/CAPODANNO 2010/2011
Tour “PANORAMA CUBANO”
Cuba
Rientro in Italia dal mio viaggio a Cuba e ho con me un bagaglio in più. Una valigia riempita alla rinfusa con ricordi, immagini, suoni, sensazioni ed infinite emozioni.
Ho trascorso poco più di una settimana in terra cubana, meta sognata da tanto tempo.
Dopo il lungo volo fatto per raggiungerla, l’estenuante attesa alla dogana dell’aeroporto de La Habana non ha scalfito l’entusiasmo provato all’arrivo. E’ notte fonda. Il cambio del fuso orario non mi aiuta a prender sonno ed il mattino giunge presto. La camera dell’albergo che mi ospita è con vista mare. Mi aspetto di vedere un meraviglioso e soleggiato panorama caraibico e invece… cielo plumbeo! Grosse e schiumose onde s’infrangono sulla spiaggia e le palme del lungomare si piegano dal forte vento. Vedo lì, fra le immagini di una natura arrabbiata posteggiata lungo il viale che affianca la costa, la vecchia auto americana degli anni cinquanta. E’ una macchia dal vivace e incredibile colore azzurro. Eh sì… sono a Cuba!
In albergo riesco a cambiare gli Euro in “Cuc”. A Cuba circolano due valute: il peso convertibile “Cuc” e il peso nazionale “Cup”. Il primo è per il cambio (1 euro sono circa 1,20 pesos convertibili), il secondo è la moneta interna (1 euro sono circa 0,03 pesos nazionali).
Lunedì 27 dicembre. La prima giornata del tour è dedicata alla visita della casa, ora museo, dello scrittore Ernest Hemingway e alla città de La Habana.
Situata su una collina che domina la Città e circondata da un lussureggiante parco, si trova la casa dove visse Hemingway. Qui nacque il suo racconto “Il vecchio e il mare”. Prima dell’accesso al viale, per portare con noi la macchina fotografica, dobbiamo pagare 5 Cuc. Nella bianca dimora non si può entrare. Dalle finestre che danno sul terrazzo che la circonda, si possono ammirare e fotografare gli arredi originali e gli effetti personali dello Scrittore conservati all’interno delle stanze. Il tutto sotto l’attento occhio vigile di numerosi “guardiani”.
La Habana. Custode dell’insenatura che si protrae verso il porto, armata di vecchi cannoni si erge la fortezza del Moro. Dai suoi bastioni la vista, aldilà del canale, della Città. La grande cupola del Capitolio Nazional, la città vecchia vicina al porto e la parte moderna di fronte all’oceano. L’aria fredda mi sferza il viso, mentre una forte mareggiata schiaffeggia la sua costa. La osservo e in me cresce incontenibile la voglia di entrare in Lei.
Percorso il tunnel sotto il canale, si apre davanti a noi il Malecòn, il lungomare de La Habana. Sullo sfondo i vecchi palazzi coloniali. Il Paseo, lungo quasi un chilometro, è il luogo dove i cittadini avaneri amano incontrarsi. Trascorro qui, fra la popolazione locale, alcune ore della domenica pomeriggio prima del rientro in Italia. Atmosfera rilassata. Giovani famiglie con bambini passeggiano e ragazzi dal look modaiolo occidentale, seduti sulla banchina, chiacchierano tenendo in mano una lattina di birra “Bucanero”. Il traffico lungo il viale è scarso. Circolano i “cacharos” auto americane degli anni cinquanta, come i sigari ed il rhum sono simbolo di Cuba. Chevrolet, Ford, Plymouth, Buik… Alcune hanno la carrozzeria dagli sfavillanti colori e il paraurti d’acciaio lucidato a specchio altre portano gli inesorabili segni del tempo perdendo a volte, qualche pezzo di motore per strada.
Habana Vieja. E’ ammiccante ed affascinante come una signora che ha conosciuto tempi migliori, la Città Vecchia. Strizza l’occhio ai turisti che percorrono le sue vie bisognose di un “lifting”. Si diffondono lungo la strada le note inconfondibili della salsa, mentre ci avviciniamo all’Habana Club per visitare il Museo del Rhum. Respiro aria retrò entrando nel locale con gli arredi di legno scuro e le “pale” per muovere l’aria al soffitto. Ricordo i vecchi film americani in bianco e nero. Un’orchestrina allieta gli avventori suonando l’inconfondibile musica caraibica. Contagioso è il ritmo delle trascinanti note ed inizio a ballare. Un musicista invitandomi a suonare con loro mi offre un paio di maracas.
La visita alla città incomincia da Plaza de S. Francesco. Lasciandomi alle spalle Plaza de la Armas giungo alla Catedral. Passando davanti alla Bodeguita del Medio, tappa d’obbligo per sorseggiare un fresco Moijtio in ricordo di Hemingway, l’itinerario turistico mi conduce verso la Plaza Vieja. In questo quartiere le vie pedonali hanno una buona manutenzione e con l’aiuto dell’UNESCO diverse costruzioni hanno recuperato l’antico splendore. Singolari sentinelle che sorvegliano uno dei portoni che danno sulla calle sono una coppia di pavoni. Incuriosita mi affaccio all’androne. Delimitato da portici e grandi finestre dai vetri colorati l’adiacente silenzioso e ombreggiato patio. Lungo il percorso vocianti ragazzini, con pezzi di legno per mazze e guanti consunti, sono impegnati in partite di baseball, mentre giocatori di domino discutono animatamente seduti a dei vecchi tavolini. La Piazza Vecchia. Circondano la grande piazza rettangolare edifici storici ristrutturati con porticato e balconi dalle grate color pastello ed alcuni caffé all’aperto. Al centro la fontana realizzata in marmo di Carrara. Stride con l’eleganza del luogo l’assordante musica sparata dagli amplificatori posti sopra un palco. Gruppi di giovani ballano al ritmo incalzante dei suoni “tecno”.
All’angolo di una calle che da accesso alla piazza una costruzione diroccata in stile liberty, attende di essere restaurata. Palazzo Cueto, negli anni prima della rivoluzione, ospitava un “casino-casinò”. Nella zona altri palazzi barocchi risalenti a fine settecento vivono la stessa sorte. Trasformati in case popolari sono abitati perlopiù da gente povera. Il mio sguardo si perde in occhi puri, ironici a volte furbi di persone dignitose d’aspetto che mi osservano silenziose. Qui la Città alza malvolentieri il sipario per mostrare alla vista del turista la sua tragedia. I colori sbiaditi le conferiscono una triste aria dimessa. Marciapiedi dalle insidiose buche, cornicioni ed intonaci in precario equilibrio. Le spoglie “botegas” statali rappresentano la cattiva situazione economica di Cuba. La “libreta” è la tessera che garantisce al cittadino cubano un minimo di sostentamento pertanto, nell’intera Isola vige l’arte dell’arrangiarsi. Per procurarsi i preziosi “Cuc” o Euro è fiorente il mercato nero.
Attraversato il Centro della Città incrociando l’imponente struttura del Capitolio Nazional, proseguiamo in una visita panoramica dell’Havana Moderna.
Il Vedado. Gli edifici di questa parte della Città si rifanno all’architettura moderna americana degli anni quaranta/cinquanta. Non mancano, infatti, i grattacieli. I quartieri sono separati dalle “rampe” che arrivano al Malecòn affacciato sull’Atlantico. La forte mareggiata porta le alte onde oltre la banchina e la via del lungomare adiacente è allagata e chiusa al traffico. Monumentali ficus benjamin e quelle che erano eleganti dimore, ai lati dei lunghi viali che conducono verso la Plaza de la Revoluciòn Josè Martì . Sovrasta la piazza l’imponente torre stellata del Memoriale Martì. Alla base, il Museo e la statua di marmo bianco dedicati al fondatore del Partito Rivoluzionario Cubano, Josè Julian Martì Pèrez. I volti stilizzati dei due grandi eroi della rivoluzione, il Che Guevara e Camillo Cienfuegos, risaltano alle pareti di due alti edifici. Noto parcheggiati o in transito bizzarri veicoli gialli. Sono i coco-taxi, forma ovale, metà moto e metà auto, a tre ruote e a tre posti compreso il conducente. La loro simpatica presenza alleggerisce l’austerità del luogo.
Un cielo dall’azzurro abbagliante ed un’aria fresca ci accompagnano il giorno successivo verso la Valle de Vinales. L’autostrada dissestata che percorriamo fa sobbalzare quasi incessantemente il pullman di fabbricazione cinese ed il viaggio non è dei più tranquilli. Lungo il ciglio dell’importante arteria frotte di persone attendono un passaggio facendo l’autostop. Scopro essere il mezzo più usato dai cubani per spostarsi qualsiasi sia la meta o lo scopo del viaggio. Protagonista della natura che ci circonda c’è, quella che è considerata la pianta nazionale, l’altissima palma reale. Giungiamo nella zona della coltivazione del tabacco. La stagione ci permette di vedere le numerose piantagioni ancora con il fogliame da raccogliere. Le vellutate foglie sono la materia prima per la fabbricazione dei famosi sigari. Lasciamo l’autostrada per imboccare il tragitto che ci porterà a destinazione. Piccole e colorate sono le dimore dei contadini che lavorano queste terre. Il tetto dalle tegole rosse è a due spioventi. Una delle due falde forma il portico e sotto scorgo l’immancabile sedia a dondolo. Dal pullman colgo le immagini che mi portano alla quotidianità del luogo. Contadini intenti al lavoro di piccoli appezzamenti con aratri trainati da buoi. Orti coltivati, animali da cortile, mucche al pascolo, mentre grandi uccelli neri in voli concentrici scrutano il territorio. Rende difficile e laboriosa la lavorazione dei terreni, una pianta infestante della famiglia delle graminacee. Copre gran parte della campagna il Marabù, un arbusto introdotto nell’isola di Cuba dai conquistadores spagnoli. Sostiamo davanti ad una bancarella dove esperte mani tagliano con un machete dolci e succosi frutti esotici. Ci offrono pezzi d’ananas, noci di cocco e papaya. Una leccornia è la polpa fresca e morbida della noce di cocco spalmata con il miele!
La Valle de Vinales. Le Mogotes sono particolari alture calcaree, le loro gobbe si distinguono in questo famoso Parco Nazionale dalla rigogliosa vegetazione. In epoca coloniale nelle loro grotte trovavano rifugio gli schiavi africani che riuscivano a scappare. L’area è stata dichiarata dall’UNESCO riserva mondiale della biosfera. Abbandoniamo la Valle nel tardo pomeriggio. Dal mirador lo sguardo è catturato dalla magia del panorama illuminato dalla luce calda del tramonto.
Mercoledì 29 dicembre. Lasciando l’Havana, il tour prosegue verso Trinidad. Ci soffermiamo a Cienfuegos. D’impronta francese si affaccia sulla Bahia De Jagua la città di Cienfuegos, la “Perla del Sur”. Fondata all’inizio dell’ottocento i suoi palazzi signorili dai colori vivaci mantengono ancora un aspetto decoroso. La simpatica Conchita accompagna il suo canto al pianoforte e ci allieta durante il pranzo presso il Palacio Valle. Singolare edificio, un misto d’architettura moresca con richiami al gotico veneziano. Raggiungiamo percorrendo la strada pedonale Avenida 54 il Parque Central Josè Martì. Piccoli calciatori a piedi scalzi giocano rincorrendo un pallone sgonfiato nel parco antistante il teatro Tomàs Terry. Lo trovo romantico questo piccolo teatro, definito dalla guida, di stile eclettico. La platea a ferro di cavallo dai seggiolini riverniciati, due ordini di palchi di legno e il soffitto affrescato. Sul suo palco si esibì Enrico Caruso.
Trinidad. La terza città più antica di Cuba. Bella e sensuale come una giovane creola. Il suo cuore pulsa di ritmo africano e mi conquista. In ogni dove c’è musica. Mi accompagnano nella sua visita i suonatori dai cappelli di paglia con i loro “Danzon”. Musica dal mattino fino a tarda notte, dove alla “Casa della Trova” ballo sulle note di mambo, chachachà e rumba. La maggioranza degli abitanti discende dagli schiavi africani che lavoravano nelle piantagioni di canna da zucchero. A Trinidad la “Santeria”, mischiata ai riti cattolici, è la religione più praticata e i luoghi di culto si trovano all’interno delle abitazioni. Nelle varie sfumature del verde, azzurro, rosa, giallo sono dipinte le antiche case coloniali. Caratteristiche grate in legno o in ferro proteggono, arrivando quasi a filo strada, le finestre al piano terra. Le imposte aperte mi offrono scorci di vita quotidiana in dimore che hanno mantenuto gli arredi lasciati dai coloni spagnoli dopo la loro fuga. A fine ottocento fu abolita la schiavitù e i grandi “padroni” abbandonarono Trinidad. In salita sono le acciottolate vie che conducono verso la Plaza Mayor e alla chiesa Parrocchiale Mayor de la Santissima Trinidad. Nel Museo Romantico, palazzo coloniale appartenuto alla famiglia Brunet, ho la possibilità di ammirare prezioso vasellame e mobili d’epoca. Alla “Canchanchara”, canticchiando “Guantanamera”, sorseggio l’omonimo e dolce aperitivo, un cocktail a base di rhum, lime e miele.
Pernottiamo a Camaguey prima di proseguire il nostro itinerario verso Santiago de Cuba.
In mattinata visitiamo la Città. C’incamminiamo per le sue vie raggiungendo piazze e chiese. Nella Plaza de San Juan de Dios davanti alla chiesa mi avvicina un ragazzino. Su un volto mulatto brillano occhi verdi sorridenti e furbi, asserisce che fa raccolta di Euro. Barattiamo un Euro per una moneta da tre pesos (Cup) con il volto del Che. E’ il mattino del 31 dicembre e nella Città sono fervidi i preparativi per i festeggiamenti del capodanno. Vittime sacrificali sono giovani maiali immolati nei cortili interni delle case. Passando accanto alle mura rabbrividisco. Sento le loro grida e il sangue misto ad acqua scorre lungo le condotte di scolo della via. Con un palo che fungerà da spiedo, la carne sarà arrostita su fuochi improvvisati lungo le strade.
Per Santiago. Ci dirigiamo sempre più a sud. Il traffico è inesistente. Dallo stereo del pullman musica caraibica e monitor con relativo video. Si susseguono, oltre il finestrino, le immagini di terreni coltivati a canna da zucchero, piantagioni di banani, bestiame al pascolo e l’immancabile palma reale. Fiancheggiano la strada i villaggi di bohios, casupole dalle pareti di legno e il tetto coperto di fogliame o di lamiera. Il pullman incrociando i binari di diverse ferrovie si ferma, ma il transito del treno è solo una mera chimera per gli abitanti del luogo. In lontananza la catena montuosa della Sierra Maestra. Arriviamo a Santiago con il buio. Siamo tutti pronti per festeggiare il capodanno. Dopo il pantagruelico cenone in albergo, andiamo tutti in piazza. La maestosa Cattedrale spagnola, dalla facciata illuminata, magnanima osserva i suoi concittadini festeggiare. Mancano alcune ore alla mezzanotte. Dalla parte opposta il Municipio dove, dalle sue finestre, il 1° gennaio 1959 Fidel Castro annunciò ai santagheri l’instaurazione del governo rivoluzionario. Doppia ricorrenza per gli abitanti della Città per far baldoria. Ci mischiamo alla folla festante della Plaza de la Catedral. Si beve birra ballando al ritmo dei regueton. Abbandoniamo la contagiosa allegria dei santagheri. Una serata di musica tradizionale cubana ci aspetta alla “Casa della Trova”, la più famosa di Cuba. Il Bolero. Durante lo spettacolo domina la scena il cantante del gruppo musicale. Cambia tonalità di voce, cerca ritmi diversi, riflettono un dramma le parole come “amor” e “corazòn” nominate ripetutamente. La sua interpretazione è enfatizzata da movenze che accompagnano virtuosismi canori intrisi di pathos. Prendono spazio i musicisti della band. Gli strumenti a fiato diffondono note jazz. Si esibisce tra il pubblico il percussionista. Al tocco delle sue abili dita i bongos vibrano sonorità africane. La serata prosegue fra balli e Cuba-libre. A mezzanotte si sentono arrivare dalla piazza i botti dei fuochi d’artificio e noi brindiamo al nuovo anno con il rhum.
Sabato 1° gennaio. Santiago de Cuba, la città ribelle, la prima capitale di Cuba e ora seconda città importante dell’Isola. La giornata è dedicata ad un tour della città. Dal Castillo del Moro lo sguardo si perde nella spettacolare baia. La Caserma Moncada ci rievoca il 26 luglio del 1953, quando un giovane Fidel Castro a capo di una banda di ribelli fallì il suo primo tentativo d’insurrezione. C’è un secondo ritorno nella Plaza de la Catedral o Parque Cespedes. Qui oltre al Municipio, alla Cattedrale e all’Hotel Casa Granda in stile coloniale, c’è l’abitazione più antica dell’Isola, la Casa di Diego Velasquez, primo governatore di Cuba.
Rispecchia il mio umore il tempo malinconico che ci accompagna verso l’aeroporto di Santiago la domenica mattina. Piove. Da qui un aereo di fabbricazione russa ci riporta all’Havana dove nella serata c’imbarcheremo sul volo per il rientro in Italia
Ho fatto un po’ d’ordine nella valigia. Infinite parole avrei voluto scrivere per rivivere questo viaggio a Cuba. Descrivere ancora Lei, le sue contraddizioni, le sue incontaminate bellezze naturali, la sua gente, che ti chiede con discrezione e un sorriso un “Cuc”, una biro, una saponetta, consapevole che tu turista sei una sua preziosa fonte di vita. Lei mi ha divertito, incantato, affascinato e commosso. Il suo lento vivere mi ha fatto riflettere. Sono tornata al passato con le sue tradizioni. Come lasciarLa se non con una grande nostalgia, con una forte voglia di ritornarci presto, per scoprire le tante altre sue meraviglie ed è probabile che succeda perché, come dicono i cubani: “Un giorno forse chissà…”
Giovanna Carlot
Un grazie particolare per avermi consigliato questo splendido viaggio e per gli utili suggerimenti ad Anna di ABACO VIAGGI.

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20 dicembre 2010 Racconto inserito in: Asia
Una vera “fiaba nel deserto” (Siria e Giordania) - di ANNA POMA

Il titolo del viaggio Mistral è quanto mai appropriato: è proprio una vera fiaba nel deserto. Partiti da Milano il 6 ottobre 2010 con giacca e maglia quando siamo arrivati in Siria tempo bello e caldo.

Si comincia con Aleppo e  San Simeone e come “antipasto” devo dire che inizia bene. Il giorno dopo, giusto per rinfrescarci un po’,  ad Apamea piove ma dura poco. Al pomeriggio siamo al meraviglioso  Krak dei cavalieri e come prima visione ci appare il castello avvolto dalle nubi,,

Proseguiamo il ns viaggio per il deserto di Palmyra dove il sito archeologico è splendido, tanti cammelli, bambini e donne che ti rincorrono per tutto il giorno… ma dovremo abituarci…

 

 

 

 

Arriviamo quindi a Damasco -città meravigliosa anche se fatta un po’ di corsa, peccato non aver avuto la giornata libera qui invece che ad Amman - Ci copriamo con un mantello grigio e cappuccio.,abbottonatissimo perchè non devono trapelare le forme femminili, e visitiamo la moschea.

Quindi andiamo al variopianto suk  : molte donne arabe vestite di nero con burga o chador che si aggirano nel reparto di vestiti variopinti (modelli Barbie o Cenerentola al ballo).

 

Stiamo per lasciare le bellezze della Siria e dopo la visita al teatro di Bosra arriviamo in Giordania:  Lunga sosta alla frontiera per il disbrigo delel pratiche doganali: l’unica immagine da vedere è il faccione sorridente di Re Abdallah II che nei prossimi giorni vedremo a iosa-. Ora siamo a  Jerash  (Gerasa) con il suo grandissimo foro.

Proseguiamo per Amman e Kerak (in mezzo alle meraviglie visitate, a mio parere, questi sono i i due luoghi meno belli, anche se ad Amman l’albergo Landmark è ottimo).

Iniziamo quindi la parte finale del viaggio nel deserto: si inizia con i castelli nel deserto molto affascinanti e poi si prosegue per il mar morto ed infine….

PETRA ed il deserto del WADI RUM. Che dire di Petra … è veramente un sogno … bisogna camminare tanto ma alla fine del sik quando appare il Tesoro si rimane senza fiato. Le Tombe, la via colonnata  è tutto talmente incredibile;  è molto suggestivo confrontare il cambio di colori della pietra con il calare del sole

Terminiamo i nostri dodici giorni di viaggio con un escursione in jeep nel deserto del Wadi Rum (mezzi un po’  vecchiotti ed arrugginiti e guidati dai berberi che in alcuni tratti pensano di essere su un circuito di Formula 1).

A Milano ci accoglie una pioggerellina fine ed un’escursione termica di almeno 18-20 gradi che ci fa venire la nostalgia per i posti incredibili che abbiamo visto. Alla prossima avventura!!

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