08 luglio 2010 Racconto inserito in:Asia
Da Pechino ai Tropici - di AlessioLusetti

 14 Giugno, inizia il viaggio di nozze tanto sognato.

Il volo in Economy è scomodo, ma neppure Marco Polo ha mai scritto che i viaggi verso la Cina sono passeggiate fuori porta.

15 Giugno. L’accompagnatore che ci seguirà per tutto il viaggio è un simpaticissimo ragazzo cinese che parla perfettamente l’italiano: a Pechino sarà anche la nostra guida, ma nelle altre città del tour ci saranno guide locali a mostrarci le bellezze dei luoghi.

 

Le 10 ore di viaggio (più 4 di attesa ad Amsterdam e quasi 2 di volo da Bologna) non impietosiscono la nostra guida, che immediatamente ci immerge nella Cina spirituale, con la visita al Tempio Buddista.

I giovani cinesi (soprattutto quelli nati dopo la fine della proibizione di professare una qualsiasi religione) mostrano una particolare devozione nel bruciare l’incenso negli appositi bracieri, ed il profumo dei fumi pervade ogni cosa. Ci aspetta (non senza qualche timore) il primo contatto con la cucina locale: la sorpresa c’è, ma in positivo. La cucina è decisamente migliore di qualsiasi ristorante cinese (o cantonese, per la precisione) provato in Italia: questa piacevole scoperta ci accompagnerà per tutta la durata del tour, garantendoci sempre una varietà di piatti felicemente azzeccata.

Finalmente l’hotel, il New Otani. Camera grande ed arredata in stile giapponese moderno (minimal chic).

16 Giugno. Piazza Tien An Men. Tristi ricordi, agevolati dal racconto della guida che vuole (o forse è obbligato a) raccontarci una faccia della medaglia che gli occidentali non conoscono.

Preferisco allontanarmi di qualche passo, e godermi la folla che sfila ordinata per la visita al Mausoleo di Mao. Si fanno notare le minoranze etniche nei loro coloratissimi costumi tradizionali, e le signore di tutte le età con gli ombrellini antisole per evitare l’abbronzatura che gli ricorda il loro (recente) passato da contadini. Fra qualche anno inizieranno anche loro a farsi le lampade.

La guida ha terminato, possiamo attraversare la Piazza in diagonale. E’ enorme, le 400.000 persone che quotidianamente visitano la tomba di Mao la affollano ma senza riuscire a riempirla. La nostra meta è esattamente dal lato opposto all’ingresso che abbiamo varcato: la porta esterna della Città Proibita.

 Sorvegliata dai soliti leone (quello con la palla) e dalla leonessa (questa gioca con un leoncino), la rossa porta è degna di tanta piazza, incutendo nel visitatore timore reverenziale. Sarà l’aggettivo "proibita", ma l’impressione che si ha nel varcare l’ingresso è notevole.

Inizia a risuonarmi in mente la colonna sonora del film "L’ultimo imperatore", e non mi abbandonerà se non all’uscita. Dovrò riprendermi il dvd e magari comprare il cd con la colonna sonora di Sakamoto.

Stesso giorno, visita al Palazzo d’Estate. E’ nei pressi della città, sulle rive di un ameno laghetto (artificiale, d’epoca Ming, raccontano). L’umidità toglie un po’ il respiro, ed un po’ della bellezza dell’insieme. Si scopre che il turismo interno in Cina supera ogni aspettativa: non solo piazza TienAnMen (per il mausoleo di Mao, pensavo) ma ora anche il Palazzo d’Estate e domani forse anche la Grande Muraglia.

Cena speciale a base di anatra laccata: specialità culinaria pechinese per eccellenza, si compone essenzialmente di anatra cotta al forno e tagliata dall’abile chef di fronte agli ospiti. Salse ed intingoli vari completano la mensa.

17 Giugno. La Grande Muraglia, appunto. Nei pressi di Badolin, sede delle gare olimpiche di ciclismo, passo montano e varco verso la Mongolia Interna, oppure verso le pianure della Cina, secondo il punto di vista di Gengiz Khan. Spettacolare, maestosa, inutile e… triste nel pensare alle centinaia di migliaia di schiavi che l’hanno realizzata.

 La folla cinese ne percorre con legittimo orgoglio il tratto più facile che parte dalla sinistra del valico, mentre buona parte degli occidentali, aiutati dalle gambe di qualche centimetro più lunghe, sceglie la più impervia parte destra. Raggiungiamo, non senza affanno la prima e poi la seconda torretta che scandisce la distanza, indifferente alle pendenze assassine che il crinale costringe. Valuto, in alcuni tratti, pendenze vicine ai 60°, quasi un terzo grado alpinistico: soprattutto in discesa assume un aspetto alquanto pericoloso. Per fortuna torniamo all’autobus con le caviglie intatte.

Nel pomeriggio, visita alle Tombe degli Imperatori Ming. Sempre a nord di Pechino, più spostate verso est rispetto Badolin. Bel sito, ancora immerso nel verde della campagna, dove si distinguono nettamente i tumuli posti ognuno dietro le rispettive torri. La guida racconta che solo una tomba (minore, tra l’altro) è stata aperta a causa di un terremoto che ne aveva danneggiato il tumulo. Questo perchè i cinesi sostengono di non disporre delle tecnologie sufficienti a salvaguardare e conservare i tesori che sicuramente i tumuli nascondono. Alcuni di questi tesori, provnienti dalla tomba fortunosamente dischiusa, sono in mostra in una delle sale del museo nei pressi della tomba principale: notevolissime le filigrane d’oro, ed i ricami di giada. Molto bella e ben conservata anche la via sacra, con le statue dei sudditi dell’imperatore (umani ed animali) a rendere omaggio al suo passaggio. 

Alla sera, giro in risciò per visitare la Pechino di qualche anno fa, quando i grattacieli erano ancora nelle menti dei soli newyorkesi. Le stradine non consentirebbero il passaggio se non di una Smart, mentre le casette con il cortile interno non superano mai l’altezza di un piano.

18 Giugno. Visita al Tempio del Cielo. Se la Città Proibita è il cuore politico ed amministrativo dell’impero Ming, questo sito ne rappresenta il fulcro religioso. Qui l’imperatore compiva i sacrifici necessari affinchè il raccolto di riso fosse abbondante (ne andava della sua poltrona) e ringraziava gli antenati per le sorti magnifiche e progressive del suo impero, secondo il rito caro a Confucio.

 

Partenza per Shanghai, ma immediato trasferimento by bus a Suzhou, la Venezia d’Oriente. Arriviamo in hotel un po’ tardi, complice l’unico ritardo aereo (3 ore) che ci affliggerà nelle 3 settimane di viaggio. L’hotel Aster è modernissimo, e la suite che ci viene assegnata molto spaziosa. Si cena all’ultimo piano in un ristorante che ruota su se stesso, mostrando il panorama illuminatissimo della città. Cena a base di frutti di mare, quindi non propriamente cinese.

19 Giugno. Visita al Giardino dell’Amministratore Umile e al Giardino del Maestro delle Reti. "Giardino" in questi casi è un termine riduttivo, visto che, soprattutto il primo, sono veri e propri parchi di diversi ettari di estensione. Nazionalizzati all’epoca di Mao, sono il frutto della passione cinese per la natura. La guida recrimina un po’ verso il popolo giapponese, reo a suo dire di avere sottratto ai cugini cinesi l’arte del giardinaggio e dei bonsai, o per lo meno, di essersi impropriamente sostituiti ai veri ideatori.

Visita alla filanda statale della seta. Molto interessante, soprattutto i telai che tessono i meravigliosi broccati. Largo uso della carta di credito per acquisti di sete preziose ed un inedito "piumino" imbottito di seta anzichè di piuma d’oca. Sarà forse l’unica "sosta commerciale" che meriterà la pena di essere vissuta.

Al pomeriggio, sotto una cappa d’umidità degna del monsone vietnamita, visita alla Pagoda della Tigre. Il giardino che sale verso la spianata su cui sorge l’antico manufatto in mattoni rappresenta una delle più belle collezioni di bonsai che abbia mai avuto la fortuna di osservare. Di notevole interesse gli olmi dalla minuscole foglie seghettate e dal tronco maestoso, ed i ginepri vetusti, che mostrano il tronco contorto ed aspro tra gli aghi fittissimi.

Il giro in battello (facoltativo, ma obbligatorio verso la fama di "Venezia d’Oriente") ci mostra che probabilmente colui che ha dato il soprannome a questo sistema idrico di canali non è mai stato a Venezia. Alcuni ponti in pietra, altri in legno, sono le ultime vestigia di una cittadina che aveva in passato più di 600 canali, mentre forse ora saranno una decina. 

 

20 Giugno. Tongli. Visita mattutina ad un vicino villaggio di pescatori, risalente all’epoca Ming. Come a Suzhou, il paesaggio è caratterizzato dai canali ombreggiati da frondosi alberi di canfora. Canfora che rappresenta l’ingrediente principale (e forse l’unico) del famigerato Balsamo Tigre che ci vende il barcaiolo per pochi Yuan. Visita, durante una sosta del giro in battello, ad un mercato rionale. La mancanza di una sicura catena del freddo obbliga le massaie di Tongli, se vogliono essere sicure che la gallina che vogliono acquistare sia fresca e non uccisa durante il regno dell’Ultimo Imperatore, a farsela uccidere e spennare sotto i propri occhi. Non sono cose per occhi occidentali: soprattutto quando invece della gallina la massaia pretende di fare il brodo di tartaruga, oppure lo stufato di serpente. Fortunatamente, dopo pochi minuti torniamo al battello. Dopo pranzo riprendiamo il bus per tornare a Shanghai.

A Shanghai ci attende l’hotel Ramada, utilizzato ai dagli sposi locali per i banchetti nuziali. I prezzi sono simili ai nostri, con menù forse un po’ più complicati: su tutti vige sovrana la zuppa di pinna di squalo… sarà forse benaugurante? per lo squalo no di sicuro.

Alla sera, visita facoltativa al nuovo quartiere commerciale di Pudong, ed al prospicente Bund. La visione notturna dei grattacieli e della torre della televisione, illuminati a spregio del risparmio energetico è qualcosa che toglie il fiato. Venti anni fa non c’era nulla, ora ci sono alcuni tra i più alti grattacieli della terra. E’ una dimostrazione di forza, determinazione e potenza economica senza pari: tenuto conto che le impalcature che servono ad innalzare i grattacieli sono ancora costruite in bambu, il tutto rivela tratti di miracoloso.

 

21 Giugno. Shanghai. Visita alla città vecchia (o per lo meno, quanto è stato ricostruito della vecchia Shanghai, secondo i canoni estetici cinesi ed un immaginario occidentale: profusione di lacca rossa per tetti ed arredi, negozi di carabattole ovunque, puzza ammorbante di tofu fritto nell’aceto (ed io che pensavo fossero i cormorani di Tongli a puzzare così). La mattinata prosegue con il Giardino del Mandarino Hu, copia in piccolo dei giardini di Suzhou. Poi Via Nanchino, la sedicente via Condotti cinese. Ed infine il Bund, ma di giorno non mostra la spettacolarità della sera, anche se lo skyline rimane notevolissimo.

Sosta "commerciale" al negozio di "tarocchi", dove per pochi euro si entra in possesso di pessime copie di orologi o borsette con griffe occidentali, e con qualche euro in più, di copie leggermente somiglianti. Mi lascio tentare da una polo con coccodrillo e da una giacca antivento dal nome di una borsetta famosa (o era anche una barca?)…

22 Giugno. Shanghai. Al mattino visita al museo archeologico. E’ una sorpresa: i reperti sono magnifici, soprattutto le ceramiche ed i dipinti. Purtroppo il tempo è poco: sorgono alcuni malumori nel gruppo per via di una scelta di programma delle visite poco intelligente: il volo aereo che ci aspetta nel primo pomeriggio ci impedisce di ritardare, anche volendo, e di prolungare la visita al museo. Anche solo scambiando i "tarocchi" con il museo, avremmo potuto avere il tempo necessario. Appena pranzato si parte per l’aereoporto, tramite il treno a lievitazione magnetica. 300 km/ora, raggiunti in 2 minuti, e 8 minuti di tempo per coprire i 30 km verso l’aereoporto. Praticamente come Malpensa, vero Roberto F.? Partenza per Xi’an. Arrivo in serata e sistemazione presso l’hotel Titan Times, in una suite bellissima, con salottino e due bagni. Alla sera, dopocena, visita notturna alla città, soprattutto alle mura Ming illuminate, ed ai giochi d’acqua della fontana prospicente la Pagoda della Grande Oca Selvatica.

23 Giugno. Xi’an.

Visita all’Esercito di Terracotta, a guardia della tomba del primo imperatore della dinastia Qin (leggi Cin, da cui Cina). Preceduta, purtroppo da una interminabile sosta "commerciale" nella fabbrica attuale dei guerrieri di terracotta. Non avendo posto, di fronte alla mia costruenda tomba, di posizionare nessun guerriero, non intendo acquistarne nessuno, mentre altri compagni di viaggio sembra non possano farne a meno.

Attendiamo quindi all’ombra di una bella piante, gustandoci un gelato Algida made in China, che alcuni dei nostri compagni di viaggio acquistino il loro personale esercito di terracotta… pregusto già la rivolta dei contadini che li farà soccombere!

Giungiamo alla sito archeologico a mattina ormai inoltrata: le statue, sia quelle integre (perchè restaurate) che quelle in frantumi (la maggior parte, ahinoi) si trovano nel posto esatto dove sono state rinvenute, con l’aggiunta di un hangar che le protegge dalle intemperie, e noi dalla calura del sole. L’esercito è affascinante, e non ci si spiega come mai non proseguano nel reastauro delle statue con ritmi sostenuti: siamo a 1000 su 6000 rinvenute.

La motivazione ufficiale è questa: le statue erano originalmente colorate, negli abiti e nell’incarnato; l’esposizione all’aria dopo 2000 anni di sepoltura distrugge letteralmente i colori, rendendole appunto color terracotta. Prima di estrarre le altre statue, si vuole individuare un procedimento efficace ed economico per salvaguardarne i colori.

Di particolare bellezza l’arciere ritratto qui a lato: essendo posizionato in una teca a livello d’uomo, si possono ammirare tutti i dettagli, dall’armatura ai baffi, dalle unghie all’acconciatura.

Al pomeriggio, visita alla Pagoda della Grande Oca Selvatica, già visitata in notturna la sera precedente per ammirare la fontana danzante, la Grande Moschea ed il quartiere mussulmano. L’interno della moschea è ovviamente interdetto a chi non professa la fede islamica. Visitiamo però i diversi cortili che precedono l’ingresso, il minareto e le vasche per le abluzioni: sintesi perfetta di arte araba e cinese: convivono nelle iscrizioni i caratteri delle due lingue.

Alla sera, banchetto speciale a base di ravioli. Di tutti i gusti e le forme, dove però la forma cerca di rispecchiare il gusto: i ravioli al gusto di noce tendono infatti ad assomigliare ad una noce, mentre quelli al pollo sembrano piccoli pulcini.

24 Giugno. Partenza mattiniera per Guilin.

Si prosegue verso sud, verso il caldo umido del monsone, che a Xi’an ci aveva concesso un minimo di tregua. Guilin, infatti, ci attende sotto una pioggerella fine che non ci abbandonerà quasi mai completamente per i due giorni di permanenza.

Veniamo alloggiati al Lijiang Waterfall Hotel, in una bella camera con vista sulla Collina delle Sette Stelle. L’hotel ha la caratteristica di trasformare la propria facciata in una cascata, e da qui il nome. Senzaltro pittoresco, molto pittoresco.

 

Appena arrivati visita alla collina di Fubo, tipico esempio del panorama carsico della zona. Alla base della collina, o meglio sotto, all’interno di una grotta, c’è un piccolo tempio buddista. La mia sposa ed io proviamo a meritarci un po’ di riconoscenza nell’aldilà, liberando nel fiume una piccola tartaruga, che un monaco con l’assillo degli yuan teneva in un secchio assieme alle compagne a disposizione dei credenti che volessero liberarle. 100 yuan senza sconti. Un simpaticissimo signore romano è riuscito a liberarne un’altra per 83 yuan e 2 euro, dopo avere apostrofato il monaco come "contabile". 

La salita alla vetta della collina Fubo prevede una bella scalinata fino alla terrazza più alta, dalla quale si gode un’ottima vista della città e del fiume che la lambisce. Le piogge pre-monsoniche che ci hanno preceduto di qualche giorno e che seguiranno di lì a poco hanno gonfiato il fiume rendendolo limaccioso e pieno di detriti vegetali (ed animali), ma questo rende ancora più affascinante il paesaggio, esplicitando come acqua, terra e cielo siano qui più contigui che altrove.

Nel pomeriggio, visita alla Grotta del Flauto di Canna. Per chi ha già visitato delle grotte italiane (penso alla Grotta del Vento a Lucca, Frasassi o Castellana in Puglia) rappresenterà una piccola delusione, perchè questa grotta è molto "addomesticata" per permettere a chiunque l’accesso, e molte delle sue stalattiti-stalagmiti sono ormai "morte". Rimangono le illuminazioni artificiali colorate, che la rendono molto "cinese".

25 Giugno. Guilin

Giornata dedicata all’escursione in motobarca, discendendo il corso del Fiume delle Schegge di Giada. Panorami mozzafiato sulle colline carsiche della zona, incise dal fiume che serpeggia tra le roccie e le risaie.

La giornata nuvolosa non ci aiuta nelle riprese fotografiche, ma l’impressione che rimane è di notevole poesia.

Pranzo a buffet sulla motobarca, cercando di evitare alcune cavallette californiane che si avventano sul desco come se non avessero ancora assaggiato del riso cotto al vapore o degli spaghetti di riso saltati in padella: forse queste iniziano il tour dal lato paesaggistico della Cina, non dal lato storico-monumentale.

All’arrivo nel paesello agricolo di Yangshuo, ci viene prospettata un’escursione facoltativa che risulterà una delle più interessanti dell’intero viaggio: visita alle risaie con garanzia di fotografare i buoi d’acqua, incontrare i contadini, ecc. Tutto preordinato, ma ci sembra più autentico del ricostruito quartiere francese di Shanghai, visto che oltre la metà dei cinesi vive ancora come i contadini che incontreremo.

La strada da asfaltata si trasforma in fangosa in appena 2 curve, allontanandosi dal tipico mercatino tipico che fagociterà il resto della comitiva per le prossime due ore.

Le risaie diventano il paesaggio predominante. I blue jeans dei giovani cinesi lasciano il posto alle casacche blu dei contadini, ed i berretti da baseball al cappelli di giunco intrecciato. Incontriamo (probabilmente nel posto prestabilito) il bue d’acqua fuori dalla risaia, che acconsente al più magro di noi una foto dalla sua possente groppa. E’ mansuetissimo e forte come una roccia: provo letteralmente a prenderlo (con gentilezza) per le corna, ma sembra di avere afferrato il paraurti di un Suv col freno a mano tirato: non si muove di un millimetro. Proseguiamo nella visita, fino alla casa di una famiglia che ci concede di visitare la propria dimora. La struttura è la stessa della casa cittadina: cortile centrale e stanze separate che si affacciano su di esso, ma gli spazi sono ovviamente più ampi e soprattutto c’è un simpaticissimo porcello tutto rosa che ci saluta amabilmente. Un lato del cortile poi dà immancabilmente sull’orto-giardino, dove rose ed altri fiori si mescolano a zucche, cipolle e pomodori. In casa della signora che ci ha ricevuto mancherà forse il frigorifero, ma il televisore a colori no. Procediamo oltre, visitando il villaggio, dove ci viene mostrata una macchina per la brillatura del riso. La legge 626 per la sicurezza dei lavoratori (o meglio, adesso è il decreto 81/2008) è largamente ignorata, ma la macchina che pulisce il riso procede senza intoppi a riempire sacchetti del prezioso ed immancabile alimento. Rientramo al villaggio dove ci attendono i nostri compagni di viaggi affamati di souvenir, ripercorrendo i sentieri tra le risaie divenuti famosi nel film "Il velo dipinto". Rientro in pullman in hotel (2 ore abbondanti). Sosta commerciale per le perle di mare: la provincia di Guilin infatti si estende a Sud fino all’oceano pacifico. Gli acquisti (per parenti ed amici) si sprecano perchè il rapporto qualità/prezzo sembra buono.

Cena di gala per salutare il nostro valente accompagnatore cinese che ci lascierà il giorno dopo, al nostro arrivo all’aeroporto di Canton: rientrà a Pechino per prendere in consegna un altro gruppo. Fa stappare qualche bottiglia di un buon vinello cinese (Great Wall, rosso corposo dai riflessi rubino e con cenni di barrique), e noi ricambiamo con un giro di grappa al serpente, di sedicenti effetti simil-viagra; al gusto il serpente non si nota, anche se non saprei descrivere il gusto del serpente. Frizzi e lazzi fino a tardi, anche se la sveglia di domani sarà mattiniera.

 

26 giugno, Guilin – Canton – Hong Kong

Canton ci attende sotto una pioggia battente: il monsone è arrivato, o meglio noi siamo arrivati al monsone. Iniziamo a rimpiangere il clima asciutto di Xi’an.

La guida locale ci accompagna per una rapida visita al quartiere storico di Shamian, recentemente restaurato.

Le statue di bronzo a grandezza naturale (di epoca moderna) mostrano gli usi ed i costumi dei cantonesi al passare dei secoli, molto carina quella del cane carlino.

Peccato per la pioggia, che neppure gli enormi alberi di canfora riescono a trattenere.

Proseguiamo verso il mercato della medicina tradizionale cinese. Vietato agli stomaci deboli: hai problemi alle articolazioni? fatti un brodino con questi begli stinchi di cervo. Vuoi fare un ricevimento per il tuo matrimonio? la pinna di squalo non può mancare. Fai abuso di viagra e vuoi smettere di arrichire il farmacista? bevi questo estratto di tigre (o di orso, a piacere), gradisci un dolcetto genuino? eccoti un buon biscotto alle formiche. Alla buon’ora fuggiamo.

Visita al Memoriale della famiglia Chen. Famiglia talmente importante di Canton da ambire (invano) in un particolare momento storico alla carica di imperatore. Quindi draghi e fenici ovunque, come se piovesse…. ed in effetti continua a piovere.

Da notare i fregi dei tetti, che finora sono stati monocromatici, in tinta con le tegole smaltate del tetto. Qui invece sono coloratissimi e di dimensione maggiore, tanto da riuscire a distinguere gli animaletti che compongono la sfilata in funzione anti-sfortuna.

Pranzo in ristorante, con un certo timore dall’essere a conoscenza del detto cantonese per il quale è edibile "qualsiasi cosa con le ali e non sia un aereo, e qualsiasi cosa con le gambe che non sia un tavolo". In realtà, ci spiega affabile la guida, il ratto ed il cane vengono serviti solitamente nella stagione invernale perchè le rigide temperature (10 o 12°C sopra lo zero di minima) richiedono il calore che tali carni regalano al commensale. Per fortuna siamo in piena estate…

Subito dopo pranzo corsa verso il ferryboat che ci porterà ad Hong Kong. La guida non ci può accompagnare, perchè per un cinese è molto difficile ottenere il visto per Hong Kong, o forse perchè difficilmente un cinese tornerebbe indietro. Troveremo una nuova guida ad attenderci allo sbarco.

Il fiume è larghissimo, gonfio della piena monsonica, e di un colore molto fangoso. La pioggia non permette di vedere i dettagli del panorama che attraversiamo. L’aria condizionata è al massimo: temiamo per la nostra salute e ci imbacucchiamo come dovessimo affrontare la traversata del pack, novelli Fogar in compagnia di Armaduk. Per fortuna arriviamo ad Hong Kong e ci togliamo da questo frigorifero galleggiante per entrare in un frigorifero con le ruote ed autista dalla parte sbagliata (cioè a destra) che qui insistono a chiamare Bus.

L’hotel che ci ospita, molto bello, è il Royal Plaza Hotel. Si trova molto vicino al vecchio confine tra Kowloon (la terraferma di Hong Kong) e i "Nuovi Territori", cioè i territori in affitto che estesero la vecchia concessione inglese. La ragione per cui anche Hong Kong e Kowloon vennero resi alla Cina al termine del contratto d’affitto dei Nuovi Territori è che su questi erano sistemati i depositi idrici e le centrali elettriche: senza Nuovi Territori, Hong Kong non avrebbe resistito una settimana.

L’hotel confina con un centro commerciale immenso: non resistiamo alla tentazione di un piatto di pasta offerto da un sedicente ristorante italiano: ottima scelta! Dopo quasi due settimane di "astinenza" gli spaghetti alla carbonara sono sembrati un dono dal cielo. Vino bianco (Chardonnay, fresco e fruttato) per festeggiare il mio compleanno.

 

27 Giugno – Hong Kong

 

 

 

 

 

 

28 Giugno – 3 Luglio - Sanya

 

 

 

 

 

 

 

[...to be continued...]

VN:R_U [1.1.4_465]
Voto medio: 4.5/5 (2 votanti)
Strumenti
Share |

2 Commenti per il racconto Da Pechino ai Tropici

  1. In data 08 luglio 2010 alle ore 15:19 COLNAGHI GIOVANNI ha scritto:

    Manca forse qualcosa al tuo racconto?
    All’inizio scrivi: “nelle altre città del tour ci saranno guide locali….”, facendo immaginare che il tour toccasse altre città e non si esaurisse a Pechino.
    E i tropici che fine hanno fatto?

  2. In data 28 luglio 2010 alle ore 13:49 francifranci ha scritto:

    ciao, vorrei sapere se c’e’ qualcuno che parte per la Cina l’8 agosto, io parto da milano e ho scelto Discover cina….
    fatevi sentire!!!

Vuoi commentare questo racconto? Ti ricordiamo che per partecipare alla community devi essere loggato.