Il due ottobre io e mio marito ci ritroviamo a Madrid con quattro ns carissimi amici, insostituibili compagni di viaggio, per partire alla volta dell’Ecuador. L’atterraggio a Quito è incredibile: l’aeroporto è situato in città, per cui si vola talmente vicino alle case da vederne quasi gli abitanti nelle stanze. Il centro storico è delizioso e vista dall’alto di una collina Quito sembra un lungo fiume di case adagiate in una stretta valle circondata da montagne e vulcani. Il colorato mercato di Otavalo e la Mitad del Mundo, dove passa l’Equatore, seppure interessanti, non ci lasciano particolari emozioni. L’escursione al maestoso Cotopaxi ci mostra un paesaggio arido ma spettacolare e romantico.
Finalmente dopo tre giorni si vola alla volta delle Galapagos. La prima visita alle numerose tartarughe giganti è disturbata da una insistente pioggerellina che però non ci impedisce di ammirare questi enormi animali che brucano tranquillamente nel loro habitat naturale.Arriviamo via mare al Finch bay, un grazioso albergo su una piccola baia di bianca sabbia corallina e da qui ogni giorno partiremo per esplorare tre isole dell’arcipelago con uno yacht confortevole, dove trascorreremo la navigazione tra ottimi pranzetti, chiacchierate e risate con i ns compagni di viaggio, 17 in tutto, più due simpatiche guide naturaliste, accompagnati da fregate marine alte nel cielo come neri aquiloni.
Nella prima isola, Santa Fe, sbarchiamo con un brivido tra squali non pericolosi per l’uomo, in una spiaggia bianca popolata da una numerosa colonia di leoni marini. E’ il periodo delle nascite, per cui ci sono cuccioli di due giorni, una, due settimane, che succhiano rumorosamente il latte, coccolati da amorevoli mamme;altre stanno partorendo tra i cespugli e non ci sembra il caso di disturbare. Lo spettacolo di queste maternità e di giochi di cuccioli felici è di una tenerezza commovente. Enormi cactus a forma di alberi, grossi granchi rossi, vari magnifici uccelli e un mare dai colori incredibili completano il quadro.
Il secondo giorno a Plaza, oltre agli onnipresenti simpatici leoni marini, in una vasta scogliera ricoperta da bassi cespugli rossi, numerosi gabbiani dalla coda biforcuta covano le loro uova incuranti del ns passaggio. Dobbiamo fare attenzione a dove mettiamo i piedi perchè ci sono anche iguane che, immobili come statue, ci osservano con aria di mistero. Al ritorno un branco di balene pilota ci accompagna per un tratto con possenti sbuffi.
Infine Bartolomè, isola quasi lunare, arida, selvaggia ,ma con un panorama mozzafiato, ci regala la più grande emozione: il bagno in mare con alcune simpatiche giocose otarie che ci nuotano sopra, sotto, di fianco, osservandoci sornione, incuriosite per la ns infantile emozione, il tutto sotto lo sguardo di un pinguino che, ritto sull’attenti, ci osserva da uno scolgio, e di un rumoroso leone marino maschio, geloso delle attenzioni che le sue femmine ci regalano.
E’ ormai ora di partire dalle Galapagos. L’otaria che al mattino ci osservava sonnecchiando sulla ns spiaggia sembra volerci salutare insieme ai pellicani che indisturbati abbiamo visto appollaiati dappertutto e alle papere che facevano il bagno con noi in piscina. Ma l’ultimo saluto ci viene rivolto da due leoni marini pigramente adagiati su una boa mentre navighiamo nel canale che conduce all’aeroporto. Ci guardano forse meravigliati da questo ns ritorno alla "civiltà" con un nodo alla gole e le lacrime agli occhi.
Addio Galapagos, isole incantate, la sacralità e la sovranità della vostra natura, gli animali unici al mondo che si lasciano avvicinare senza paura, perchè qui l’uomo finalmente non è cacciatore, il paesaggio straordinario, ci hanno reso immensamente felici.




















